
Ghostwritten
Riepilogo
“Ghostwritten” (2022) è un thriller psicologico incentrato su una giovane scrittrice che accetta un incarico apparentemente irripetibile: lavorare come ghostwriter per un’autrice affermata e riservata, aiutandola a completare un nuovo libro. Quello che all’inizio sembra un’occasione per entrare nel mondo dell’editoria si trasforma gradualmente in un’esperienza inquietante, mentre la protagonista si accorge che il progetto nasconde omissioni, contraddizioni e segreti capaci di mettere in discussione non solo il manoscritto, ma anche la persona che lo ha commissionato. La protagonista è una scrittrice ancora in cerca di una propria voce, divisa tra il bisogno di affermarsi e il compromesso di prestare il proprio talento alla storia di qualcun altro. Dall’altra parte c’è l’autrice di successo, figura carismatica ma ambigua, la cui immagine pubblica non coincide del tutto con ciò che emerge nel rapporto privato con la ghostwriter. Attorno a loro si muovono editori, collaboratori e persone legate al passato della scrittrice, presenze che contribuiscono a rendere sempre più labile il confine tra testimonianza, invenzione e manipolazione. Il film sfrutta il mondo letterario come scenario per una storia di suspense costruita sull’atmosfera e sul progressivo senso di disagio. Più che puntare soltanto sugli spaventi o sui colpi di scena, “Ghostwritten” riflette sul tema dell’autorialità: chi possiede davvero una storia quando a scriverla è qualcun altro? Il film affronta inoltre il rapporto tra fama e sfruttamento, la cancellazione del lavoro creativo di chi resta nell’ombra e la facilità con cui la narrativa può diventare uno strumento per controllare la memoria e la percezione degli altri. Ne risulta un racconto teso e claustrofobico, in cui scrivere significa anche scavare in identità nascoste e verità scomode.









