
Disfluency
Riepilogo
Disfluency segue Jane, una studentessa all’ultimo anno di università che, proprio quando dovrebbe completare l’ultima prova necessaria per laurearsi, si blocca e non riesce a portare a termine l’esame. Tornata nella cittadina d’origine per trascorrere l’estate, la ragazza si ritrova immersa in un ambiente familiare e apparentemente rassicurante, ma anche pieno di ricordi e tensioni che aveva cercato di lasciare alle spalle. Il ritorno a casa la riavvicina alla madre e agli amici di un tempo, tra cui Ben, ma rende sempre più difficile ignorare le ragioni profonde del suo disagio. Interpretata da Libe Barer, Jane è il centro assoluto del film: intelligente e sensibile, ma incapace di esprimere pienamente ciò che le è accaduto, vive la propria difficoltà a parlare come un ostacolo concreto e insieme come il sintomo di una ferita emotiva più complessa. Attorno a lei, la madre e il gruppo di amici rappresentano forme diverse di vicinanza, incomprensione e sostegno, mentre i rapporti del passato assumono un nuovo significato alla luce di ciò che Jane sta affrontando. Con un tono intimo e riflessivo, Disfluency non punta sul colpo di scena, ma sul lento processo con cui la protagonista prova a riconoscere il proprio trauma e a ritrovare una voce. Il film affronta temi come la memoria, il consenso, il senso di colpa, la difficoltà di raccontare un’esperienza dolorosa e l’importanza delle reti di supporto. Il titolo allude sia alla disfluenza del linguaggio sia a quella emotiva: al modo in cui un trauma può interrompere il racconto di sé, alterare il rapporto con gli altri e rendere complicato persino dare un nome a ciò che si è vissuto. Ne emerge un dramma di formazione delicato, più interessato all’ascolto e alla guarigione che a offrire risposte semplici o definitive.







