
Die Ermittlung
Riepilogo
“Die Ermittlung” (2024), diretto da RP Kahl, porta sullo schermo l’omonimo dramma documentario di Peter Weiss, ispirato al processo di Francoforte contro i responsabili del campo di concentramento di Auschwitz, celebrato nella Germania Ovest tra il 1963 e il 1965. Il film non racconta il procedimento giudiziario attraverso una trama tradizionale, ma ricostruisce l’aula come uno spazio di confronto, ascolto e memoria, affidandosi alle testimonianze, alle deposizioni e alle parole pronunciate durante il processo. Al centro ci sono i sopravvissuti chiamati a descrivere la vita quotidiana nel campo, il sistema di violenza e di disumanizzazione, le selezioni, il lavoro forzato e le condizioni inflitte ai prigionieri. Di fronte a loro siedono gli imputati, uomini che avevano ricoperto diversi incarichi nell’apparato di Auschwitz e che devono rispondere delle proprie responsabilità. Il pubblico ministero cerca di ricostruire la catena degli ordini e il funzionamento organizzato dello sterminio, mentre i difensori mettono in discussione le testimonianze e tentano di separare le colpe individuali da quelle del sistema. Il collegio giudicante deve quindi trasformare una quantità enorme di dolore e di prove in un giudizio legale. La pellicola presenta una galleria di figure più che di protagonisti nel senso convenzionale: i testimoni, ciascuno segnato in modo diverso dall’esperienza del lager; gli imputati, spesso impassibili o pronti a minimizzare il proprio ruolo; gli avvocati, i magistrati e gli osservatori che rappresentano una società chiamata a fare i conti con il proprio passato. Le singole identità passano in secondo piano rispetto alle funzioni che ricoprono nel processo, secondo la struttura corale e quasi teatrale dell’opera di Weiss. “Die Ermittlung” riflette sul rapporto tra memoria e giustizia, sulla difficoltà di tradurre l’orrore in un linguaggio giuridico e sui limiti di un tribunale chiamato a giudicare crimini di dimensioni senza precedenti. Il film osserva anche il silenzio e la rimozione della Germania del dopoguerra, mostrando quanto sia complesso distinguere tra responsabilità diretta, obbedienza, complicità e autoassoluzione. La messa in scena austera, priva di effetti spettacolari, concentra l’attenzione sulle parole e sui volti: il risultato è un’opera impegnativa ma potente, che non cerca di ricreare Auschwitz, bensì di interrogare il modo in cui una società prova ad ascoltare, ricordare e giudicare ciò che è accaduto.
Trailer
Cast
























































