
DEVO
Riepilogo
DEVO (2024) è un documentario diretto da Chris Smith che ripercorre la storia dell’omonima band di Akron, Ohio, una delle formazioni più originali e difficili da incasellare emerse tra punk, new wave e musica elettronica. Il film segue il gruppo dalle prime esperienze nella scena underground americana fino alla notorietà internazionale, raccontando la nascita di un progetto artistico che non si limitava a scrivere canzoni, ma costruiva una vera e propria mitologia fatta di costumi, slogan, videoclip, performance e provocazioni. Al centro del racconto ci sono Mark Mothersbaugh e Gerald V. Casale, fondatori e principali motori creativi dei Devo, affiancati dai musicisti che hanno contribuito alle diverse fasi della loro carriera, tra cui Bob Casale, Bob Lewis, Jim Mothersbaugh e Alan Myers. Attraverso interviste, materiali d’archivio, concerti, apparizioni televisive e immagini spesso eccentriche quanto la band, il documentario mostra come i Devo abbiano trasformato l’idea stessa di gruppo musicale in un laboratorio di satira e critica culturale. Il punto di partenza è la teoria della “de-evoluzione”, secondo cui la società moderna non procede necessariamente verso il progresso, ma rischia di regredire sotto il peso del conformismo, dei consumi e dei mezzi di comunicazione di massa. Da questa intuizione nasce un’estetica volutamente aliena e ironica, capace di unire ritmi taglienti, sintetizzatori, umorismo assurdo e un’immagine scenica immediatamente riconoscibile. Il film mette in luce il rapporto tra la musica dei Devo e il trauma collettivo dell’America degli anni Settanta, così come l’influenza di eventi sociali e politici sulla loro visione del mondo. Più che una semplice biografia musicale, DEVO è il ritratto di un’idea: quella di usare la cultura pop per smascherare i meccanismi della cultura pop stessa. Il documentario riflette sul confine tra arte e marketing, sull’identità come maschera, sulla creatività come forma di resistenza e sulla sorprendente capacità di una band nata ai margini di anticipare tendenze che sarebbero diventate centrali decenni dopo. Il tono alterna analisi e comicità, entusiasmo e malinconia, senza cercare di rendere i Devo più convenzionali di quanto siano mai stati. Ne emerge la storia di un gruppo irripetibile, ancora capace di interrogare il presente proprio attraverso la sua bizzarria.
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