
A Man
Riepilogo
A Man, diretto da Kei Ishikawa e tratto dal romanzo di Keiichirō Hirano, è un dramma investigativo intenso e malinconico che prende avvio da una scoperta apparentemente semplice, ma capace di mettere in crisi l’identità di una persona e la memoria di un’intera famiglia. Rie Taniguchi, una donna che ha cercato di ricostruire la propria vita dopo un difficile passato, incontra Daisuke Taniguchi, un uomo riservato e gentile con cui instaura una relazione. Il loro legame porta serenità nella vita di Rie e dei suoi figli, ma viene bruscamente interrotto da un evento tragico. Dopo la morte di Daisuke, emergono alcune incongruenze riguardo alla sua identità. Rie si rivolge così a Kido, un avvocato che conosce già le complessità delle relazioni familiari e delle appartenenze sociali. Incaricato di fare chiarezza, Kido avvia un’indagine che lo conduce attraverso testimonianze, documenti e frammenti di vite segnate da segreti, pregiudizi e desiderio di ricominciare. Più procede nella ricerca, più il caso si allontana da una semplice verifica anagrafica, trasformandosi in una riflessione sulla possibilità di scegliere chi essere. Rie è il cuore emotivo del film: una donna concreta e vulnerabile, costretta a confrontarsi con il dolore e con l’incertezza mentre cerca di proteggere i propri figli. Daisuke, pur rimanendo al centro della vicenda soprattutto attraverso i ricordi degli altri, appare come una figura delicata e sfuggente, difficile da racchiudere in un’unica definizione. Kido, interpretato da Satoshi Tsumabuki, è invece il protagonista dell’indagine: un uomo intelligente ma interiormente inquieto, che finisce per riconoscere nel caso di Daisuke questioni molto vicine alla propria esperienza. Con un ritmo meditativo e una messa in scena sobria, A Man intreccia il mistero con il dramma familiare e sociale. Il film riflette sul peso delle origini, sulla discriminazione, sull’eredità del passato e sul modo in cui la società tende a giudicare le persone in base al nome, alla provenienza o alla genealogia. Al tempo stesso, racconta il lutto e il bisogno di dare un significato ai rapporti vissuti, suggerendo che l’identità non sia soltanto qualcosa che si eredita, ma anche qualcosa che si costruisce attraverso le scelte, gli affetti e lo sguardo degli altri. La tensione narrativa nasce quindi non solo dal desiderio di scoprire la verità, ma dalla domanda più profonda su quanto sia davvero possibile conoscere una persona amata.

















